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Blogger: giudappeso
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Odi et Amo
Odio
Chi, prendendosi troppo sul serio, incorre nel ridicolo.

Amo
Chi, non prendendosi mai sul serio, procede con disinvoltura.
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venerdì, 27 aprile 2007
Riflessioni
  • Giuda
  • L'appeso
  • Un topo ballerino
Nasce tutto da qui. Più o meno. Il topo m’è sempre piaciuto, animale interessante. Il topo ballerino, invece, è una suggestione recente. Ha un difetto, è sordo. Per questo motivo ha scarso equilibrio e talvolta finisce col girare su se stesso, come se danzasse. Non danza, è ubriaco di genetica. Alticcio di manipolazioni e generazioni di accoppiamenti fra topolini sordi. Ma la sordità non è mica un difetto universale. I serpenti sono sordi, e i serpenti mangiano i topi. Perciò il “difetto” è relativo. Come per gli esseri umani. Un handicap è una diversità, e la diversità è male solo in un mondo che crede nell’omologazione. Io non ci credo. Potrebbe essere un mondo sereno, ben regolato ed uniforme. Noioso. La noia non mi piace, è antipatica. Nemica del progresso e dell’evoluzione. Io amo l’evoluzione. La venero come la forma più sublime di perfezione. Nelle sue ramificazioni riposa l’immagine di Dio. Non so in quale dio credo. Non so Chi sia Dio. Me lo domando, ma una domanda oziosa non vale il cuscino su cui l’hai pensata. L’evoluzione invece, la conosco. È una vecchia amica. Da bambino ho iniziato a leggere di mitologia classica e zoologia. La mitologia mi ha disincantato nei confronti dei racconti biblici e dei vangeli, l’evoluzione mi ha mostrato dove si nascondeva Dio. Lì dove la Chiesa non poteva scovarlo. Nel tessuto del mondo, nell’evoluzione di un mondo in cambiamento costante e di un universo che si espande e contrae come un muscolo cardiaco. Dio era lì, o almeno lo credetti. Aspettava di essere scoperto tra l’evidenza delle sue opere, le mani ancora grondanti di brodo primordiale. Come un bambino, con quelle inusuali tempere aveva dipinto un mondo che ci ostinavamo a considerare compiuto. Dio è un’artista insonne, lo era nei miei primi pensieri e continua ad esserlo quando, di tanto in tanto, torno a quella che un tempo fu la mia prima forma di fede. E poi è arrivato Giuda. Giuda che libera il suo maestro e che muore impiccato. Forse, con la malizia dell’infanzia, ci vidi la mano degli apostoli gelosi. Giuda mi piaceva, era diverso dagli altri e tradì il suo maestro in tutta onestà, non rinnegandolo ma offrendolo in olocausto. Giuda Iscariota. Giuda Ballerino. Giuda il Maggiurduomo. Anche Rat-Man ha fatto la sua parte. Infondo, non sono mai stato completamente serio neppure un giorno nella mia vita. Specialmente nei giorni no. Quelli sono la prova del fuoco, e l’ironia è sufficientemente fresca per spegnere o lenire le fiamme. Io mi ci aggrappo al mio umorismo, rido di tutto, anche della mia fede. Mi metto in discussione perché nulla è compiuto, tutto è in divenire. Credo e non credo, e quando credo di non credere, allora credo di più. Se accettassimo di giocare con Dio, la fede non sarebbe più un peso ma un sollievo. Ma forse lei non c’è, e allora che senso ha?
  • «Dio è una donna?»
  • «Avevi qualche dubbio?»
Adoro Dogma, mi piace Kevin Smith. Con alcune piccole riserve. Critico ciò che amo perché credo ne valga la pena, solo così se ne approfondisce il significato per comprendere e vivere l’esperienza al suo meglio. Inoltre, la perfezione non è di questo mondo. Proprio no. Io non l’ho vista. Voi? No, ecco. Mi pareva. Ogni tanto, tuttavia, una sincronia inusuale negli avvenimenti pare sospetta. Forse Dio c’è e gioca col Caso. Magari è un giocatore di dadi. Io l’ho sempre visto nella carta del Matto, un dio folle ma ispirato. Talmente inebriato dalla vita che da lui stesso proviene da esserne inebriato. Un Dioniso delle passioni, più che delle libagioni. In un estasi di vita, vedo Dio come Eros, come Afrodite ed Ermes. Un dio trascendente, senza sesso e tempo, eterno e folle ma sempre in divenire. Un dio mutevole, ubriaco d’ebbrezza. La stessa ebbrezza, forse, che sta sulle labbra dell’Appeso. Questa carta mi ricorda Giuda, anche se sono appesi per estremità diverse. Giuda per il collo, l’Appeso per una caviglia. Sospeso in un’ordalia come Odino, alla ricerca della conoscenza? Forse. L’Appeso è in una posizione scomoda, ma sorride. Come un messia angelico, il supplizio non lo tocca. Appeso al suo ramo, osserva lo spettatore e pazientemente attende chissà che. La libertà o la fine del tempo. E chi lo sa, forse neppure l’Appeso. Anch’io mi sento come lui, sospeso a chissà che, oscillando di qua e di là. Tra la mia fede e il mio scetticismo. Credo. Non credo. E intanto oscillo. Tra scienza e mitologia. Tra i primi libri della mia vita. Tra le pagine ho costruito me stesso, ci ho provato e continuo a farlo. E intanto danzo, sordo a ciò che ancora non posso udire, ma concentrato sulla folle sincronia di un ritmo interiore. E arrivo al topo, il topo ballerino. L’ultimo tassello del mio puzzle, la cui coda è la coda del mio ragionamento. E mentre la rincorre, torna al principio. Perché il topo che danza è una spirale, appeso alla sua stessa coda in un estasi infinita, è Giuda e l’Appeso. È Odino sul suo albero e Dioniso che s’inebria. Ed un poco, è anche Dio. Immerso nella danza del divenire, troppo pieno di vita per sostare sull’orlo dell’esistenza. Così, oscillo e mi rincorro, appeso alla mia coda sull’albero del mondo. Tutto cambia ed è in divenire, come il Dio che non c’è e a cui pur tuttavia si può credere. Perché il libero arbitrio è una corda che danza.
Scritto da: giudappeso alle ore 20:59 | link | commenti | categoria:
mercoledì, 25 aprile 2007
Post-it
  • «Che noia, che barba, che barba, che noia!»

Il mercoledì è il mio giorno più tranquillo. Sono a casa e nessuno mi rompe i coglioni, come dicono le contesse. Questa volta però è giorno di riposo per tutti, perciò non per me. Perché quando tutti sono a casa è il momento per ordire un diabolico complotto: il pomeriggio coi parenti! Potete abbassare la guardia, potete dimenticare le date e le ricorrenze, ma i parenti vi stanano e spuntando dalla collina vi rincorreranno come segugi.
Poco importa l’occasione. Dal compleanno del cuginetto all’anniversario del pacemaker del nonno, ogni scusa è buona. «Eh, ma non ci si vede mai, se no!» Se no. Appunto. Vogliamo parlarne di questo “se no”? Di questa fantomatica allocuzione che tutto promette e nulla mantiene? Per carità, i parenti ce li abbiamo e tocca tenerceli, magari non sono neanche male, solo che preferiremmo fare dell’altro. Ad esempio, nulla. A me piace, fare nulla. Sono un esperto, mi ci dedico con dovizia e precisione. C’è gente che millanta di non far nulla e invece fa qualcosa. Impostori. Quando non si fa nulla, proprio perché qualcosa tocca inevitabilmente di fare, foss’anco respirare, bisogna porre delle regole. Per me far nulla significa crogiolarmi nell’Ozio senza fare la benché minima cosa produttiva e/o costruttiva. In questo modo si può perseguire l’Ozio in tutta la sua gloria. È una questione di premesse da rispettare ed onorare. Non, “ah non ho fatto nulla, solo il bucato.” Eresia! Anatema! L’Ozio non si corrompe in questo modo.
Ora mi trovo di fronte ad un dilemma, aggiornare il blog è un’attività costruttiva? Io mi dico di no, perché lo faccio solo per parlarmi addosso e rilassarmi, non per fare qualcosa di utile alla comunità. Infatti sono certo che questo blog sarà superfluo quanto i peli di una rana. E comunque, buon “se no” a tutti.
Scritto da: giudappeso alle ore 18:30 | link | commenti | categoria:
martedì, 24 aprile 2007
Fiaba della buona notte
Giuda Ballerino era un topolino.
Un topo ballerino, allevato con cura per preservare un difetto. Come tutti i topi ballerini, è sordo e dotato di scarso equilibrio. La natura ne fece un topo qualsiasi, ma l’uomo volle farne un giocattolo. Giuda Ballerino corre in circolo, come per acchiapparsi la coda. Danza la sua danza sbilenca, girando su se stesso come un ubriaco, vorticosamente immerso nel non sense dell’esistenza.
Giuda Ballerino era un topolino.
Bianco e grazioso, non è in grado di badare a se stesso. Nella sua gabbia, i confini del mondo hanno inferiate di metallo, la sua casa ha un tetto grazioso e la sua acqua sta in una bottiglia appesa a testa in giù. Corre nella sua ruota, ma il più delle volte v’inciampa o vi si addormenta. Il mondo è una scatola regolare, oltre i cui confini, spaventose forme e colori si agitano.
Danzando ogni giorno, Giuda Ballerino dimentica tutto questo.
Il mondo può essere delimitato da una danza. Senza musica o ritmo, non ha confini né limiti. Una danza sbilenca è quanto di più vicino alla realtà si possa offrire tra cinque pareti di ferro e una di plastica. Sollevando trucioli e semi, la danza non ha bisogno di musica, che per sua natura il ballerino non udirebbe. Una natura costruita intorno a un difetto. Progettato per essere goffo, sistemato fra sei pareti, non resta che danzare.
Giuda ballerino, un giorno si fermò.
E guardando la sua bottiglia capovolta, il proprio riflesso osservò. Giro, girotondo. Corri intorno al mondo. Intorno al mondo, topolino. Senza senno, fino al mattino. Danza per una notte e un’altra ancora. Mentre lesta, viene la tua ora. Allora a testa in giù, Giuda Ballerino guardò il mondo, e vide che era diverso. Con un senso quasi inverso, la realtà correva su se stessa, furibonda in una danza sbilenca.
Allora, appeso a testa in giù, con la coda verso il cielo, Giuda Ballerino smise di danzare, perché il mondo ballava per lui. Guardando il vasto mondo oltre le pareti di ferro, a testa in giù se ne vede il movimento. Senso di marcia. Un. Due. Tre. Passo, passo e plié. Un. Due. Tre. Una danza sbilenca, uno spettacolo segreto. Grand soirée ogni sera, per la danza del mondo. E quando l’umanità va a dormire, Giuda Ballerino si sveglia, ma non danza più. A testa in giù, nel suo loggione, guarda lo spettacolo infinito.
Giuda Ballerino era un topolino.
Un topino ballerino. Ma ora, a testa in giù, Giuda è appeso al bordo del mondo. E mentre tutto vortica, resta a guardare. Fermo nell’occhio del ciclone, tutto gli fa perno intorno. Aggrovigliato all’esistenza, la vita non gli è mai stata tanto vicina. Quasi soffoca. Ma il vecchio gioco non lo diletta più. Creato per giocarlo, si rifiuta. Un topo che non danza è un punto bianco fermo nell’esistenza. E al centro dell’esistenza, tutto può succedere.

Buona notte.
Scritto da: giudappeso alle ore 21:57 | link | commenti | categoria:
lunedì, 23 aprile 2007
Post-it
  • «Mai dar retta ad una paziente che impugna un’impegnativa per Visita Psichiatrica.»

Se prima di farmi prendere dall’ansia notassi certi incontrovertibili dettagli, forse eviterei preoccupazioni inutili. Era palese che l’allarme lanciato dalla signora non fosse più attendibile dell’avvistamento di Paris Hilton al Club Mensa. Così imparo a fidarmi dei pazienti. Intanto tutto scorre e non vedo verdognoli cadaveri di nemici galleggiarmi davanti. Pazienza, Giuda. Pazienza.
Scritto da: giudappeso alle ore 16:55 | link | commenti (4) | categoria:
sabato, 21 aprile 2007
Questo benedetto Coso
Lasciate che vi esponga un problema recente: io adoro questo Coso. Non ho idea da dove venga né chi l’abbia disegnato, occhio e croce direi che fa parte di un anime, ma le mie supposizioni muoiono lì, come balene arenate nella sabbia del gatto. Non vorrei passare per blasfemo, ma ci vedo un po' la mano di Hayao Miyazaki. OK, fermi con le catene e le spranghe! Eppure qualcosa del suo immaginario me lo ricorda. Se qualcuno di voi, pigri spettatori delle mie paturnie, sa cos’è, è pregato di dirmelo. Non ci saranno ricchi premi o cotillons, non c’è neanche una Coppa del Nonno con premiazione sul podio di balsa, avrete solo la mia gratitudine ed un buffetto d’incoraggiamento. Virtuale. So che siete elettrizzati e non vedete l’ora di vincere, ma frenate l’entusiasmo ed informatevi. Grazie.
Ovviamente, io non ci dormo la notte per questa cosa. Oh, non so vivere senza saperlo. Mi giro e mi rigiro come un verme infilzato all’amo. Davvero! No, eh? Vabbè, volevo darvi un po’ di carica. Fa niente, oh. Se v’incappate nel Coso, riferite. Se non avete idea di cosa sia, pazienza. Ma se volete esporre teorie, idee, commenti e fanfaluche… be’, c’è la sezione commenti fatta a posta. Cosa volete di più? Il primo che risponde, “un Lucano”, vince una badilata nei denti con la rincorsa. Quella battuta è talmente vecchia che ha inventato l’INPS. Allora buona notte, buon giorno o buona sera, a seconda di come vi pare o dell’orario in cui state leggendo. Visto quanto sono educato?
Scritto da: giudappeso alle ore 12:40 | link | commenti (4) | categoria:
mercoledì, 18 aprile 2007
E che è!?
Berlusconi la mena con le famiglie e l’Italia dei Valori, e poi si fa beccare con l’harem di sgallettate in Sardegna. Benny16 (sì, insomma, Benedetto XVI) scrive un libro, “non come Papa ma come uomo” e Dio solo sa che c’ha messo dentro – io non lo compro, e non gli do neanche l’otto per mille. Tieh! Intanto Bush va a tenere un discorso nella scuola in cui un ragazzo ha fatto fuori 32 coetanei. Non so, ma sembra che ‘sta settimana le più grandi metti del pianeta si siano alzate e abbiano detto: «Meglio tornare a dormire, va!» Perché io non ne ho sentita una intelligente. Ma una che fosse una, eh! E a pensarci bene è da un pezzo che va avanti così.
Non vorrei passare per pessimista, ma siamo in mano a gente che era meglio se restava in cortile a mangiare la terra dei gerani o a infilarsi i soldatini nel naso. Mi guardo intorno e penso, “vabbé, e se cade il governo chi mettiamo, Topo Gigio?” Non è che le scelte siano tante, al vertice c’è sempre il peggio e il meno peggio. Si tratta di individuare chi farà meno danni, non chi risolverà le cose. Ogni volta che si vota non è una questione di ideologie, di fervore politico. No, qui s’è ridotto tutto al quiz: Indovina Chi… è Meno Peggio! Milioni di italiani, nelle loro cabine elettorali convertite in postazioni di gioco, votano il Meno Peggio dell’anno. E visto che la questione è sempre: «Ce lo metteranno comunque in quel posto, meglio premunirci.» i fattori da tenere in considerazione sono i seguenti:
  1. Bassa penetrabilità.
  2. Dimensioni contenute.
  3. Abbondanza di lubrificante.
  4. Eventualmente, bella presenza. Per rendere l’esperienza più gradevole.
Almeno è di questo che cianciamo e blateriamo ogni anno. Tanto alla fine si vota comunque per il Rocco Siffredi della situazione, c’avete fatto caso? Siamo un popolo fermo alla fase anale, come direbbe Freud. E che sia un politico o un prete, siamo sempre pronti a calare le brache. Maad esempio allora, santissimo cielo, facciamoli passare ‘sti DICO! Io voglio uno stato laico, uno stato che giudichi i propri cittadini in base alle sue leggi e non in base a quelle del Vaticano. Che me ne frega a me se i preti sono contrari? Questi bucherebbero i preservativi in circolazione, se potessero. Se la prendono con omosessuali e conviventi d’ogni tipo, e Dio non voglia che tu sia un transessuale cattolico che giustamente vorrebbe sposarsi in chiesa, visto che la sua religione lo prevede… perché non si può! Dicono di avere il filo diretto con Dio. Che ogni fine settimana si sentono per programmare la partita di Ramino o che so io. Non ci credo nemmeno se vedo la Madonna in Piazza San Pietro che Citofona a Ratzinger. Quello non è il mio Dio, e non è neppure il loro. È un piccolo dio d’odio, fatto su misura. Incartato e spacciato in giro come fosse “roba buona”. Il Dio che si suppone debbano adorare non si vede da quelle parti da tanto, troppo tempo.
E mentre la Chiesa sta messa così, la politica sta messa cosà. Che tu sia laico o religioso, sempre la vaselina ti serve. Ma è anche colpa nostra. Nostra perché chiniamo la testa e ci facciamo fare e dire di tutto. Siamo gli schiavetti imbelli di questo e quello. Che portino una fascia tricolore o una mitra sgargiante, chiniamo sempre il capo e ci abbassiamo le brache. Dovremmo ricordarci che una carica è un privilegio e che quella gente dovrebbe meritarsela e lavorare per chi “si suppone” crede in loro. E se non lo fanno, si rovesciano. Un po’ di teste dovrebbero rotolare, un bel po’ di quelle fasce e mitre dovrebbero chinarsi e farsi da parte. Non sono i pochi ad avere peso, ma i molti. Solo che siamo dei vigliacchi. Troppo ossequiosi verso le alte cariche per dire no. Mi fa incazzare e mi fa star male, perché so che ci siamo messi noi in quella situazione, ci siamo scavati la fossa e ci piace così tanto che invece di uscirne ce l’arrediamo. Siamo patetici, ed è per questo che si approfittano di noi, che ci dicono di fare questo e quello e intanto ci fregano, ci tradiscono e ci derubano. Una bella rivoluzione, una sollevazione popolare non violenta ma ferma e decisa ci farebbe bene. Tirare fuori la voce e un po’ di dignità non sarebbe la fine del mondo. Se non altro, non la fine di un mondo in cui valga la pena vivere. La balla del migliore dei mondi possibili ce l’hanno fatta mandar giù a colazione, pranzo e cena. Ce l’hanno cacciata in gola con un bicchiere di bugie dietro l’altro. Ma non è vero. Questo non è il migliore dei mondi possibili, ma solo una tappa nella direzione sbagliata. O in quella giusta. Dipende da dove vogliamo andare. Almeno lo sapessimo. Ma intanto chiniamo il capo e tiriamo la carretta. Ogni tanto scrolliamo la groppa per una frustata in più, ma nient’altro. Se ci hanno aggiogati al loro carro è anche, e soprattutto, perché gliel’abbiamo permesso.
Scritto da: giudappeso alle ore 20:43 | link | commenti (5) | categoria:
martedì, 10 aprile 2007
Il topo del dubbio
Non sono di legno. Perciò non posso certo farmi rodere da un tarlo, vi pare? Ecco perché il topo. Il topo del dubbio. Sui topi ci puoi contare, possono rosicchiarti via neurone dopo neurone, non gli fa per niente schifo. A noi sì – e anche un po’ male, se non siamo ancora morti – ma poco importa. Il topo, Mus musculus o il ratto nero, Rattus rattus e anche il surmolotto, Rattus norvegicus – detto affettuosamente “topo di fogna” – hanno un certo fascino che non tutti comprendono.
Sono creature ingegnose e resistenti, opportunisti per necessità ed eroi di un piccolo mondo oscuro. Certo, nel loro passato c’è la peste, l’infestazione di granai… ma ricordiamoci che hanno fatto la storia, con la peste bubbonica e i granai d’Egitto. È grazie al topo che abbiamo il gatto ed è grazie al ratto se abbiamo i vaccini. Ci siamo fatti del male l’un l’altro per secoli e anche di più. Ed ogni tanto ci penso. Penso al loro punto di vista.
Certo, loro si riproducono rapidamente e vivono una vita breve, ma hanno intorno dei giganti che vivono esistenze spaventosamente lunghe, che costruiscono città enormi in cui è facile nascondersi e smarrirsi. L’uomo è quello che ruba spazio, che mette trappole ed avvelena, che ti cattura per i suoi esperimenti e che  solo raramente ti tiene per la compagnia in una libertà vigilata o agli arresti domiciliari – come vogliamo metterla.
Noi li vediamo come un’orda sciamante priva di ragione, forse posseduti da una mente collettiva e brulicante, immersi nella sporcizia e acquattati nell’ombra. Ma loro come ci vedono? Infondo, quella sporcizia è la nostra e l’ombra in cui sono costretti è la prigione in cui li abbiamo spinti. Anche noi dal loro punto di vista dobbiamo apparire un’orda spaventosa, ed ancor più orribile, perché composta da giganti alieni che uccidono senza apparente criterio, forse guidati da un’unica brulicante mente assassina.
Probabilmente ci somigliamo più di quanto non ci faccia piacere ammettere. Siamo specie intraprendenti che sciamano sulla terra da parecchio tempo e che amano concentrarsi in città sempre più popolose, per comodità ed opportunismo. Solo che noi potremmo soccombere al nostro stesso progresso, mentre loro avrebbero l’opportunità per scalzare la scimmia nuda dal suo trono. I topi sono più abili ed adattabili, le loro generazioni si succedono tanto rapidamente da consentire un ricambio genetico eccezionale. Topi e scarafaggi potrebbero davvero conquistare il mondo.

ver·min (vûrmn)
n. pl. Vermin

  1. Various small animals or insects, such as rats or cockroaches, that are destructive, annoying, or injurious to health.
  2. Animals that prey on game, such as foxes or weasels.
  3. A person considered loathsome or highly offensive. Such people considered as a group.
Noi non abbiamo un termine altrettanto efficace per descrivere e raccogliere queste specie “nocive” che in eserciti avanzano per sopravvivere come un’orda unna. Non abbiamo neppure un termine tanto offensivo che li colpisca tutti come un guanto imbottito di piombo, una sfida truccata da armi biologiche. Ma anche loro in passato ci hanno aggredito con epidemie varie. La partita potrebbe dirsi patta, se non ché la nostra guerra è eterna, mentre la loro colpisce di quando in quando, solo in base alle armi che noi stessi gli offriamo.
Sono creature che rispetto e che mi incuriosiscono – non a caso un certo Douglas Adams raccontò di alieni pandimensionali dall’aspetto di topi da laboratorio – come noi; si sono evoluti, hanno compiuto lunghissime migrazioni ed hanno attraversato la storia lasciando le loro impronte ovunque. Vi invito a riflettere su di loro e su ciò che affrontano ogni giorno, circondati da un mondo gigantesco che li ingloba ed imprigiona nelle proprie viscere. Minacciati e perseguitati da una razza di giganti pressoché immortali, carcerieri del loro riscatto ed unico ostacolo all’inevitabile espansione. Diamogli spazio e tempo, diamogli l’occasione che gli abbiamo rubato, e potrebbero sorprenderci. Ma forse è proprio di questo che abbiamo paura, sono già ovunque, sotto di noi e tra di noi, nascosti dove li abbiamo cacciati. In attesa di un segno di debolezza, per tornare a rodere l'abisso verso la libertà.
Scritto da: giudappeso alle ore 20:36 | link | commenti (3) | categoria:
venerdì, 06 aprile 2007
300
OK, mercoledì l'ho visto. Be', roba da guardare sul grande schermo, spettacolare e visivamente appagante. Però, però. In tutto il film non ho trovato "un personaggio che fosse uno" che mi piacesse davvero. Uno per cui ti vien da dire, "OK, faccio il tifo per te". Niente. Vabbé, m'ha fatto tenerezza rivedere Faramir, che dopo il Signore degli Anelli è passato alla Legione Spartana e s'è fatto una raccolta di addominali che 'manco l'Album Panini. Poi è saltato fuori pure Gollum. Poi un'orda di orchi e orchetti, ma vabbé... ché, non li vuoi far lavorare!? Comunque sarà meglio partire dall'inizio...

ATTENZIONE: il presente post è strapieno di SPOILERS!

TRAMA:
Gli spartani c'hanno i controcojoni. Ma davvero, eh! C'hanno le palle di granito e si vantano con tutti quelli che passano di lì. "Noi c'abbiamo le palle di granito e voi no! Tocca, dai!" Non sono molestie sessuali, sono proprio buzzurri.
Appena un bimbo nasce viene esaminato tipo Miss Italia, se non passa viene scartato e va a fare la controfigura di Kate Moss infondo alla scarpata. A sette anni i bambini spartani vengono separati dal Didò e dai Lego per andare a caccia di lupi mannari grossi come autoarticolati. Se ce la fanno diventano Spartani, se non ce la fanno diventano una scodella di Chappi. Leonida ce la fa. Diventa Re, sposa la Regina Gnocca vestita di fasce elastiche tipo cubista doppiata dalla centralinista di Mediaset ed ha un figlio che un giorno diventerà uno spartano o una scodella di Chappi.


Suona il campanello e un messaggero annuncia l'arrivo di un ambasciatore persiano. Leonida va in cortile e il persiano chiede una tazzina di terra ed un bicchier d'acqua. "Perché noi l'abbiamo proprio finita. Sa, è per le gardenie." Leonida sente puzza di guai, ma forse sono le sue ascelle. "Vi chiediamo un piccolo gesto di buona volontà," continua il persiano "non vorremmo dover strillare ai quattro venti che avete armi di distruzione di massa." E guardando le ascelle degli spartani si passa un fazzoletto odoroso sotto al naso. Leonida s'incazza, perché a lui il deodorante all'ascella di muflone è sempre piaciuto, e con un calcio spinge l'ambasciatore nella Fossa delle Marianne.

"E adesso?" Fanno in coro gli spartani che hanno fatto la 5^ elementare. "Potevamo cavarcela con una tazzina di terra e un bicchier d'acqua, e mo' te ci fai piombare addosso George Bush e l'esercito americano."

"Cosa?" fa Leonida confuso.

"Niente, stava parlando l'Oracolo."

"Ah be', allora chi se ne frega."


Leonida però deve arrampicarsi in cima a Monte Fato, dove un gruppo di mummie ha messo su un gazebo con spettacolino osé. Dalle parole della spogliarellista capiscono che è meglio non andare in guerra in 300 contro un esercito di svariate migliaia di guerrieri presi da tutto il mondo tipo Circo Orfei. Quando se ne va', dicendo che tanto sono cazzabubbole, appare un inviato di Serse insieme a Stronzolo (l'immancabile personaggio negativo e sufficientemente piacione) che confabulano con le mummie dicendo che hanno fatto bene e che gli daranno tanta di quella gnocca che dovranno ampliare il gazebo.

Leonida se ne frega e raduna 300 concorrenti di Mister Olimpia, dopodiché parte per una scampagnata. Lo accompagnano Generale Emozionalmente Stitico con figlio - ché tanto può pure morire, ché poi lui ne fa un altro - e Faramir di Gondor, perché c'ha preso gusto con le battaglie in cui le prende e basta.

Il primo scontro va a monte per colpa di un temporale della madonna che spazza via parte della flotta persiana.
"Zeus è con noi!" strillano gli spartani felici e contenti, ma Leonida tigna perché Zeus gli ruba la scena.

Intanto a sparta la Regina riceve un vecchietto.
"Che c'è?" fa la Regina.

"Ha telefonato Leonida, ha detto che piove." Risponde prontamente il vecchio.

"Ha messo la maglia di lana?"

"E quando mai... Piuttosto, perché non vai a parlare al consiglio per convincerli a mandare aiuti a tuo marito?"

"Hai ragione! Perché non c'ho pensato prima?"

"Forse perché quelle fasce fermano l'afflusso di sangue al cervello."

"Cosa?"

"Niente, niente..."

"M'era sembrato che avessi detto qualcosa d'intelligente, lo sai che a Sparta non si può!"

*SIGH!*


Dopo è un casino, perché si picchiano sempre e si perde il filo, poi si picchiano pure al rallentatore, mentre fanno colazione, rammendano i mantelli e stanno sul cesso a leggere la gazzetta.

Alla fine arriva Gollum che dice. "Anch'io sono uno spartano!"

"Non con quegli addominali, amore!" Strilla qualcuno dal fondo dello squadrone.

Leonida congeda Gollum e lo invita a fare il riservista o l'obiettore di coscienza. Perché in tutta coscienza, gli rovina la coreografia di splendidi maschioni depilati coscia lunga con tanto di tanga, mantello sgargiante e sandaletti. Insomma, non sia mai che il Gay Pride di quest'anno venga rovinato da una crosta d'uomo che non sa neanche ballare Y.M.C.A. come si deve!


Ma non è ancora la fine, gli spartani incontrano Serse, e Leonida s'incazza come una biscia quando si accorge che il Gay Pride di Serse è più figo del suo. Parlano, ma Leonida fa la sdegnosa e con battute acide volta le spalle a Serse che si sente invitato e gli appoggia le mani sulle spalle.

"Leonida, unisciti a me. Io farò di te il mio favorito, sarai Generale di tutta la Grecia."

"Generalessa!"

"Come preferisci. Tutto ciò che dovrai fare è inchinarti a me."

Il suono di una zip spezza la poesia. Leonida mangia la foglia e dopo aver guardato in faccia l'altissima e flessuosa Drag Queen, se ne esce con un: "Ti telefono io."


Di nuovo si bisticciano, Serse manda gli Uruk'hai che ha preso in saldo da Saruman dopo la disfatta del Signore degli Anelli, ma siccome lui è fashion li veste da ninja veneziani, con tanto di maschera tragica (che strizza l'occhio alla tradizione culturale greca che in 'sto film non è stata vista 'manco per sbaglio).
Leonida dice a Faramir (che intanto è diventato guercio), visto che è l'unico a saper leggere e scrivere - "Tu parli fino, aho!" - di tornare a Sparta per raccontare le loro gesta.


Ma intanto a Sparta, la Regina che era stata precedentemente insidiata da Stronzolo, viene da lui accusata di praticare il lavoro più vecchio del mondo. Lei la prende male e lo infilza con la spada, lui versa sangue e monete persiane, provando il proprio tradimento e morendo come uno stronzo.


Si picchiano abbondantemente.


Gollum viene di nuovo corrotto dall'anello. Uno a caso di quelli che Serse tiene spillati in faccia. Perciò indica all'esercito persiano come arrivare alle spalle degli spartani. I persiani comprano la vaselina nel primo autogrill e partono.

"Ah, qua state!" Gli spartani, sorpresi alle spalle, si irrigidiscono.

Come al solito, attaccano a menarsi.

  • Promemoria: mai organizzare due Gay Pride nello stesso giorno senza avvertire le rispettive associazioni.

Generale Emozionalmente Stitico - per la prima volta nella sua vita - sorride orgoglioso al figlio.
...che viene decapitato da un cavaliere che passava di lì.
"AAARGHHH!!!"
Gli parte un emobolo che lascia sospetti. Non è che magari era il moroso? Attacca a urlare, tanto che c'è una breve pausa per fallo contestato. Alla fine riprendono, perché la decapitazione è regolamentare.


Si picchiano fino alle estreme conseguenza.


Faramir arriva a Sparta e consegna alla regina un laccio con appesa una zanna di lupo (l'autoarticolato) che aveva dato a Leonida prima di partire, lei capisce l'antifona e dà la zanna al figlio. Un'altra generazione che ci lascia la buccia.


Intanto dopo un emozionante lasso di tempo in cui ti domandi "Ma non è che fanno vincere gli spartani???" crepano tutti in un magnifico affresco. Serse ci rimette una cicatrice molto maschia sulla guancia, che probabilmente farà rimuovere dal chirurgo plastico di Cher.

Intanto a Sparta Faramir, che era la voce narrante, guida la carica dell'esercito greco che alla fine ha avuto la sua licenza in carta bollata firmata e timbrata per andare in guerra.
Ma i 300 sono stati valorosi, hanno combattuto da veri eroi e sono morti per difendere il proprio Gay Pride. Onore e gloria a loro.
Faramir attacca Y.M.C.A. e i greci seguono a cappella.


GIUDIZIO: Fondamentalmente m'è piaciuto, nel senso che non mi aspettavo nulla più che un film spettacolare. Certo, le battute sono parecchio sborone e l'atmosfera eccessivamente testosteronica è controproducente alla serietà della vicenda... però si guarda. Il doppiaggio poteva essere fatto meglio, tuttavia ne esce una pellicola di intrattenimento. Non guarderete mai più una Drag Queen con gli stessi occhi.

P.S.:
è più che possibile che abbia scordato qualcosa, c'era tanta di quella carne al fuoco che ricordarsi tutto in una volta sola è impensabile. Ad esempio mi viene in mente solo ora la tenda di Serse con le sue cubiste deturpate in cui sottomette Gollum promettendogli gnocca ammaccata per tutta la vita, soldi in banca e diecimila posti da campanaro.

P.P.S.: Se hai letto fin qui sei un prode. O magari sei uno spartano. O forse solo una scodella di Chappi.

NOTA: Nessuna scodella di Chappi è stata maltrattata nella realizzazione di questo post, gli spartani un po' sì.
Scritto da: giudappeso alle ore 17:09 | link | commenti (6) | categoria: